Associazione - I PELLEGRINI - Verona


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diario di viaggio - 2010

sulla Francigena






L'Europa ha le radici cristiane!!!???


PREMESSA

Inizio col fare una affermazione su cui, penso, tutti possiamo concordare: << Di sicuro l'Europa attuale è il meraviglioso risultato di esperienze diversissime (di credenti e non credenti): prima di tutto il cristianesimo (intendendo con ciò il cattolicesimo, il protestantesimo e l'ortodossia), ma poi anche giudaismo, e anche razionalismo, agnosticismo ed ateismo, ed inoltre civiltà greca, civiltà romana, e anche civiltà araba…..>>> Ed allora???
L'Europa ha le radici cristiane!!!???
…..Ma che domanda è mai questa? ….Cosa significa veramente "avere radici cristiane"?
…..E, una volta accettato che l'Europa le abbia, queste radici cristiane sono proprio fondamentali sul fatto di essere europei? …..O piuttosto sono da considerarsi alla stregua di una delle tante possibili classificazioni che si applicano ai gruppi umani a scopi didattici-informativi ma la cui consistenza è tuttosommato abbastanza opinabile?
Per capire meglio cosa intendo con quest'ultima domanda, mi spiego con un esempio: << come molto opinabile è l'idea di classificare un altoatesimo come uno che mangia strudel e un siciliano come uno che mangia cannoli (pur essendo lo strudel un dolce caratteristico dell'Altoadige ed il cannolo un dolce caratteristico della Sicilia), così che sia pure discutibile classificare un europeo come uno che ha radici cristiane (pur essendo il cristianesimo la religione caratteristica dell'Europa)? >>

Adesso mi vien quasi da sorridere! Perché non sono certo in grado di addentrarmi (per studi e per attività) in tali profondità e vastità di pensiero. Però, di certo, anche su questo argomento una qualche idea di una qualche importanza sono convinto di averla anch'io (maturata con letture, viaggi e incontri vari con persone), e sono qui per sottoporla al vostro giudizio.

Rifletterò solo su tre punti, e sono cosciente che lo farò anche in modo parziale ed incompleto.
Questi pochi punti di riflessione sono, però, di una importanza assolutamente fondamentale per tutta l'umanità passata, presente e futura. Infatti i primi due punti riguardano gli aspetti pratici dei diritti e dei doveri dell'uomo con i suoi simili, ed il terzo punto riguarda invece il rapporto che un credente ha col Trascendente/Dio.
Voglio dimostrare che in questi punti il cristianesimo ha profondamente inciso sull'uomo europeo, sia esso credente o non credente, in modo da discriminarlo nettamente dagli "altri non europei".

Primo punto di riflessione: << I DIRITTI che ha un uomo nella società umana >>

(ovvero come un europeo ed un "altro" giudicano e valutano il singolo individuo, per il solo fatto che esiste?)
(ovvero: cosa pensano sui "DIRITTI UMANI"?)

Si sa che uno dei modi per apprezzare ciò che si possiede consiste nell'andare a vedere ciò che un "altro" possiede ed i contrapporlo al mio. Ed è per questo che fisso la mia attenzione, per contrapposizione, sulla mentalità cinese che è "altra" rispetto alla nostra.

In Cina ci sono 2500 anni di confucianesimo e quindi si ha che:
1-l'individuo è considerato solo capace di egoismo,
2-il popolo è visto come una massa in cui l'individuo è solo un potenziale pericolo,
3-il popolo quindi deve essere governato da un capo bravo ma pressochè assoluto, che emani buone leggi e le faccia rispettare.
In concreto ogni singolo cinese deve quindi far parte di un clan (la famiglia è un gruppo troppo piccolo, quindi non conta niente), di un villaggio, di una fabbrica, di un condominio, di un gruppo specifico, di una associazione, ecc, dove c'è un capo a cui rivolgersi e riferire ogni cosa, ma soprattutto a cui bisogna ubbidire (perché disubbidire va contro l'ordine sociale cioè contro l'ordine cosmico, e questa è una colpa gravissima). I desideri, le aspirazioni, la volontà, gli interessi del singolo non contano praticamente niente (possono contare solo all'interno della famiglia che, come detto prima, non conta niente a livello sociale). Spostarsi e cambiare residenza è una cosa possibile esclusivamente se costretti da cause di forza maggiore, nel qual caso bisogna subito presentarsi al "capo" del posto dove si va, per riferire e sottoporsi al suo controllo e alle sue disposizioni.
Per qualsiasi inadempienza o errore o trasgressione commessa dal singolo, anche il gruppo deve pagare, perché è una prova che il gruppo non si è fatto ubbidire e quindi ha mancato anche lui nei riguardi dell'ordine sociale e cosmico. Insomma si nota l'assenza dell'idea che l'uomo possa essere libero in quanto individuo a sé stante, l'esistenza individuale non ha giustificazione in sé stessa, ma trova la sua ragion d'essere in qualcosa fuori di sé: nell'ordine cosmico-sociale. In una situazione del genere come si fa a portare avanti il discorso sui DIRITTI UMANI in Cina? E' una cosa sostanzialmente fuori della loro mentalità!
Come si vede alla cultura cinese mancano duemila anni di Cristianesimo. In occidente abbiamo due grandi vantaggi: 1-l'essere figli di Dio salva ciascun singolo individuo e garantisce il rispetto di ogni persona umana; 2-Dio s'incontra nelle persone che incrociano i nostri passi…... E questa è proprio tutta un'altra vita!

Conclusione: La parola di Cristo rappresenta un pericolo per la nazione cinese! Noi però dobbiamo assolutamente immedesimarci con le ragioni del popolo cinese, entrare nel loro modo di pensare, ma non certo confonderci con la loro mentalità! Dobbiamo cercare di capirli e di smussare gli spigoli, e dobbiamo desiderare che la Cina apprezzi e si avvicini alla nostra civiltà spirituale. Dobbiamo tendere a stabilire un rapporto di amicizia, di confidenza, di fiducia (il gesuita Matteo Ricci fu un maestro in questo, già quattro secoli fa; e ancora alcuni secoli prima Marco Polo ne aveva fornito un altro ottimo esempio).

Secondo punto di riflessione: << I DOVERI che ha un uomo nella società umana >>

(ovvero come un europeo ed un "altro" si rapportano col prossimo bisognoso?)
(ovvero cosa pensano sulla carità, sull'assistenza sociale, sulla protezione civile, ecc.?)

Fisso la mia attenzione, per contrapposizione, sul buddismo, per focalizzare l'attenzione su alcune abissali differenze pratiche tra noi che viviamo in una società cristiana e coloro che vivono in una società buddista.
Per noi la carità/ assistenza/ protezione è un pilastro del nostro vivere (per san Paolo: la fede senza la carità e le opere non conta niente).
I buddisti invece (a causa delle loro credenze sul karma e sulla reincarnazione) non considerano affatto la carità come un dovere morale! Al contrario. Ecco alcuni esempi (tratti dal libro "Un indovino mi disse" di T. Terzani): 1-aiutare i poveri impedisce loro di liberarsi dal cattivo karma; 2-prendersi cura di un lebbroso vuol dire impedirgli di riscattarsi con la sofferenza e di rinascere meglio; 3-la casa del vicino brucia? Avrà a che fare con la sua vita precedente!; 4-avviene un omicidio? Certo che è proibito uccidere! Ma come giudichiamo l'assassino? Sostanzialmente non lo giudichiamo! Sono fatti suoi! Sarà mal reincarnato!
Il fatto è che il buddismo, semplificando, è un'interpretazione del mondo dal punto di vista di una società contadina che, essendo sempre vicina alla natura, deve spiegarne l'assoluta crudeltà e la sostanziale assenza di giustizia, non essendoci mai una vera "resa dei conti". Allora perché volerla fra gli uomini che sono anche loro parte della natura?
Questa interpretazione del mondo porta a essere estremamente "tolleranti" (nel senso degli esempi sopra riportati) e quindi a una pratica assenza del concetto di peccato e di quel peso sordo che noi europei ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa!
Nei paesi buddisti niente (o quasi niente) è mai terribilmente riprovevole; nessuno ti rinfaccia mai qualcosa o cerca di darti una lezione; il buddismo non ha aspirazioni di conquista, non è missionario, ai monaci è pure proibito insegnare la loro religione a chi non ne fa esplicita domanda. Vuoi essere buddista? Prego. Affar tuo.
Nella pratica tutte le società buddiste hanno continuato ad esistere grazie a una formula di grande tolleranza: hanno lasciato meditare i monaci e hanno lasciato la gente ad "acquistare meriti" facendo donazioni per mantenere in vita i monasteri. I comuni mortali continuano a vivere secondo natura, mentre i bonzi servono, col loro esempio, a ricordare tutte le virtù che gli altri non possono avere (con questo si ristabilisce un equilibrio globale e la società va avanti, dimenticando il pessimismo).
Conclusione dei primi due punti: il pensiero cristiano ha impregnato tutta la società europa in modo così profondo che anche i non credenti aderiscono agli stessi diritti e doveri sociali dei credenti, con la precisazione che tali diritti e doveri sono intesi e realizzati in modo radicalmente diverso da quello di altre società. E questo non corrisponde ad affermare che l'Europa ha radici cristiane?

Terzo punto di riflessione:

<< Come un credente europeo ed un "altro" credente si rapportano col Trascendente/Dio? >>

Questo tema è ancora più vasto e difficile dei precedenti, per cui focalizzo la mia attenzione solo sul rapporto psico-fisico col Trascendente che hanno coloro che più di altri ne avvertono il fascino ed il richiamo e che sono più portati alla ascesi: i MONACI.

Il monachesimo occidentale ha come punto di riferimento San Benedetto col suo "Ora et labora", per cui pari dignità hanno tutte le pratiche di tipo spirituale (sintetizzate in "Ora") e tutte le pratiche di tipo materiale (sintetizzate in "Labora"). Il monaco ideale è, ovviamente, colui che prega e lavora. In questo riconosciamo anche l'influenza del pragmatismo che impregnava il mondo greco-romano. L'Incarnazione di Cristo ha fatto sì che noi siamo in Lui fratelli, e che Dio è con noi, anzi che Dio è in noi. Con la conseguenza che un'anima eccelsa può avere visioni ed estasi durante le quali può vedere Dio, e parlargli. Cioè può avere un "contatto diretto e personale" con Dio! E questo è il massimo del rapporto che su questa terra si può avere tra uomo e Dio!

Nel monachesimo dell'estremo oriente manca il Cristo "vero Dio e vero Uomo". Cioè manca l'idea che spiritualità e materialità abbiano a coesistere per pari dignità. Allora il monaco ideale è colui che riesce ad estraniarsi-allontanarsi dalla corporeità fino ad essere in grado di "non pensare a niente", nel senso letterale del termine!. Perché solo così anche la mente è totalmente sgombra e raggiunge il punto "meno lontano" da Dio. Quel Dio che comunque rimane spiritualmente sempre irraggiungibile, e non può mai essere "vicino a me". Non esiste quindi la possibilità di un contatto diretto con Dio. Il monaco ideale fa assumere al corpo una posizione armoniosamente statica (seduta, sdraiata, a testa in giù e gambe in alto, ecc….), espelle dalla mente qualunque pensiero e, letteralmente, "contempla il nulla", rimanendo perfettamente immobile in questo stato per ore e ore. Questo (a livello psico-fisico) è il massimo della trascendenza orientale! ……..Ed è un qualcosa di radicalmente diverso della trascendenza occidentale.
Anche se molti aspetti della spiritualità orientale esercitano un grande fascino sul mondo occidentale, dobbiamo (e qui mi ripeto ancora una volta) entrare nel loro modo di pensare, ma non confonderci con la loro mentalità!

Conclusione generale: Visto che la nostra identità europea, sia nel rapporto uomo-uomo (primi due punti) che nel rapporto uomo-Dio (terzo punto) è impregnata di cristianesimo ed è "altra" rispetto a quella degli "altri", non possiamo far altro che concludere che l'Europa ha radici cristiane!


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